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Secondo Elon Musk, imprenditore e guru informatico, siamo complesse simulazioni virtuali al computer, concepita da una civiltà estremamente avanzata. Musk afferma che le probabilità che NON viviamo in una simulazione sono dell’ordine di 1 su 1 miliardo.

 

Una su 1 miliardo è la possibilità che stiamo vivendo nella realtà “base”, cioè quella opposta ad una simulazione di un computer. Le probabilità forse possono sembrare esagerate, ma l’idea che la nostra realtà possa essere una gigantesca simulazione viene oggi considerata anche da importanti scienziati, fisici, cosmologi, futurologi e ingegneri.



Il primo istinto, dopo aver sentito l’affermazione, è di ribellarsi: è tutto troppo “vero” per essere una simulazione, come potrebbe il mondo essere finto?
Ma consideriamo gli straordinari progressi dell’informatica negli ultimi 40 anni. Siamo passati, in un soffio, da videogiochi di semplicità disarmante come Pong  a giochi capaci di simulare interi universi, con un numero incredibile di personaggi realistici e in grado di interagire tra loro. La realtà virtuale, grazie alle nuove tecnologie, sarà presto indistinguibile da quella “reale”.

Nell’aprile 2016, diversi scienziati discussero sull’argomento durante un convegno tenutosi al Museo di Arte Naturale, a New York. Neil deGrasse Tyson , famoso astrofisico americano, concluse il convegno stimando al 50% le probabilità che viviamo in una simulazione computerizzata.

I principi proposti sono diversi da quello del film Matrix, in cui gli esseri umani vengono conservati in una teca futuristica in grado di tenerli in vita, e connessi alla “rete” che simula la loro esistenza.
Vi è poi l’ipotesi sostenuta da Elon Musk, il famoso fondatore di Tesla Motors e guru tecnologico e informatico: la sua teoria è che tutti noi potremmo essere nient’altro che una simulazione virtuale, delle informazioni gestite da un gigantesco computer.
Così anche i nostri cervelli sarebbero simulati, e risponderebbero a input sensoriali predefiniti; in questa visione, non esistono vie di fuga, come nel film Matrix. Noi esisteremmo soltanto in quanto esseri virtuali, dei veri e propri programmi.

Può sembrare folle, ma già oggi i ricercatori  utilizzano la simulazione computerizzata per riprodurre comportamenti animali, società, pianeti. Queste simulazioni migliorano col progredire della tecnologia e una volta raggiunto un livello adeguato, potremmo eseguire un numero di simulazioni maggiore dei processi osservabili nel mondo “reale”.
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Non potrebbe essere, quindi, che qualche altra super intelligenza nell’universo abbia già raggiunto un simile livello tecnologico?





Tuttavia secondo Lisa Randall , prof. di fisica ad Harvard, la convinzione di vivere delle simulazioni virtuali non modificherebbe in nessun modo il modo in cui dovremmo considerare e investigare la realtà.

E infatti Elon Musk, pur credendo nella sua affermazione, non ne è ossessionato e non spende il suo tempo a cercare di convincere la gente che viviamo dentro una simulazione computerizzata. Questo è dovuto a un aspetto del cervello che porta a considerare realtà solo le percezioni con le quali interagiamo.
Se siamo una simulazione virtuale o no nessuno può dirlo ancora con certezza, bisognerà aspettare che i progressi tecnologici siano tali da scoprirlo.

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