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La storia del marinaio mummificato è tra le più drammatiche e strane che si possano raccontare.

Qualche giorno fa l’equipaggio di una barca a vela impegnata in una regata attorno al mondo, la LMAX, ha incontrato al largo delle coste di Guam, nell’Oceano Pacifico, una piccola imbarcazione a vela alla deriva e con l’albero spezzato.

Saliti a bordo i soccorritori hanno pensato che fosse stata abbandonata. Poi sottocoperta hanno trovato un corpo umano, l’unico membro dell’equipaggio, completamente mummificato.




Lo sfortunato marinaio solitario probabilmente è morto per cause naturali, forse un infarto. Mentre i venti oceanici, le alte temperature e l’aria salmastra hanno contribuito a preservare il corpo intatto. Un corpo può venire mummificato dalla sabbia del deserto, grazie al sale cristallizzato che lega l’acqua e impedisce la proliferazione dei batteri. Lo stesso può accadere in zone desertiche, sia fredde che calde, grazie al vento e all’aria secca che sottraggono i liquidi a un organismo morto, oppure nelle caverne grazie alla temperatura costante e all’umidità dell’aria.

Non c’è voluto molto ad identificare la sfortunata persona: si trattava di Manfred Fritz Bajorat di 59 anni, un noto marinaio solitario tedesco che ha solcato tutti i mari del pianeta, e di cui si erano perse le tracce dal 2010. La notizia è stata riportata da importanti agenzie di stampa.




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